Enrico (Director’s cut)
Non riesco a crederci, il petto mi si sta squarciando.
Resto immobile con gli occhi aperti nel buio.
Ero andato a casa loro pensando di fare una cena della vergogna e invece… Lui mi ha guardato come se avesse già capito che non c’era più niente da salvare della versione “normale” delle nostre vite.
Alessandro mi stava offrendo Alice… voleva davvero condividerla. Ora dorme dall’altro lato del letto, con un braccio piegato sopra il cuscino e il respiro lento che gli solleva il petto con regolarità.
E lei… Dio, lei era… Una ciocca di capelli le copre metà viso. Il respiro le apre appena le labbra. Non c’è tensione nel suo corpo, solo abbandono.
Si è concessa a noi. Consapevole. Senza riserve. Senza pudori.
Le lenzuola sono aggrovigliate intorno alle gambe, un intreccio che non distingue più dove finisce uno e inizia l’altro.
Che notte fuori da ogni logica! Non ricordo di essermi mai sentito così fuori controllo…
È iniziato tutto sul divano, ma dopo… nudi e sudati in quel letto… è stato fantastico.
Non avevo mai fatto sesso a tre… ma porca troia che botta! E lei… lei era così sfacciatamente bella mentre godeva, stretta nell’abbraccio di due uomini che reclamavano il suo piacere… una vertigine… pura follia! Se questa è pazzia, allora capisco perché rovina la gente.
Stringo le dita nel lenzuolo, come a fermare qualcosa che continua a muoversi sotto la pelle.
Ero trasportato. La guardavo godere delle attenzioni di Alessandro e la sentivo cercarmi… lui, il conosciuto, io lo straniero che può portarla in racconti diversi… tutto fuso insieme. Senza più ruoli. Senza più categorie.
Il piede mi sfugge di qualche centimetro e sfiora quello di Alessandro. Il contatto è breve, ma mi irrigidisco. Quanto può durare? Quanto potrà durare questa follia, prima che diventi psicosi… Malattia? Le palpebre mi si abbassano un istante, poi le riapro subito.
E poi c’era quella luce negli occhi Alessandro… che non avevo mai visto. Lo eccitava guardarmi mentre godevo con Alice. Orgoglioso di mostrarsi eccitato a me.
Non so… so che abbiamo scopato fino a che non ne potevamo più. E che oggi, quando mi sono svegliato non ho provato l’imbarazzo che mi aspettavo. Nessuna battuta pronta. Nessuna fuga verso il bagno.
Solo un vuoto strano allo stomaco.
Perché non abbiamo condiviso solo i nostri corpi… ma noi stessi… senza maschere. Non abbiamo lasciato solo i vestiti sul pavimento. Allungo una mano, sfioro il dorso di quella di Alice.
Se mi fermo a pensare davvero a Gaia, a Francesco, ad Alessandro… mi si apre una voragine sotto i piedi. Perché so che niente di tutto questo è semplice.
Niente è pulito.
Niente è indolore.
Meglio restare qui. In alto. Dove tutto sembra ancora leggero. Chiudo gli occhi, senza cambiare posizione.
Arriveranno i nodi, arrivano sempre… ma penseremo a scioglierli quando arriverà il momento. Ora voglio stare in questo mondo perfettamente imperfetto.
