Alessandro (Director’s cut)
Non ricordo l’ultima volta che mi sono svegliato con questo sorriso. Di solito è il sale che mi pizzica la pelle o il rumore del compressore a segnare l’inizio della giornata. Ma oggi… oggi è diverso.
Nitrox è il primo ad accorgersi che Enrico è già in giardino. Scodinzola, mi dà una spinta con il muso, come a dirmi: “Muoviti, stanno facendo cose interessanti”.
Mi alzo, ancora mezzo assonnato. Alice dev’essere in bagno, sento la doccia scrosciare. Nitrox mi segue scodinzolando, le zampe pesanti battono sul pavimento come tamburi ovattati.
Scendiamo in cucina, lui si dirige direttamente verso la ciotola, controlla il livello del cibo, poi torna da me e si siede. Mi guarda. Sembra voglia dirmi: “guarda là”.
Gli manca solo la parola.
Mi affaccio. Enrico è lì, in mezzo al prato, con lo sguardo fisso sull’orizzonte e i piedi ben piantati per terra. Solleva lentamente le braccia, poi si volta verso di me.
«Dai, Carboni. Vieni. Oggi ti insegno a respirare per bene.»
Scoppio a ridere. «Respirare? Lo faccio tutti i giorni, mi pare.»
«Sì, ma solo sott’acqua. Vieni. Ti insegno il Tai Chi.»
Mi fermo un secondo sulla soglia della veranda. Il sole sorge lento, i lecci fanno ombra e quel piccolo prato sembra il centro del mondo. Nitrox trotterella felice verso Enrico: se lui si è già adattato a questa nuova normalità, forse, posso farlo anch’io.
Alice ci guarda dalla veranda, con le mani sui fianchi. Sorrido. So che ci prenderà in giro tra poco, ma lo adoro.
Penso a una vita stabile, al Diving che diventa qualcosa di più di un lavoro stagionale, a una famiglia allargata e imperfetta, e a Nitrox che ruba i calzari dalla cesta mentre preparo la colazione.
Mi siedo. Alice mi lancia uno sguardo curioso. Enrico si serve l’uva con eleganza discutibile. Nitrox sbuffa, si alza e si sistema sotto il tavolo, pronto a intercettare briciole e conversazioni.
Questa potrebbe essere casa, e io sto già progettando i muri e i sogni.
Sì, casa. Strano per uno come me, che ha sempre viaggiato inseguendo l’estate e gli oceani. Ho costruito vite temporanee, tra bungalow e baracche sul mare. Però adesso… mi viene voglia di piantare radici.
E questa triade strana che stiamo diventando mi piace, mi dà l’idea di qualcosa di solo nostro.
Guardo fuori, il sole sta salendo piano sopra il mare. Da quel punto tra i lecci sembra tutto perfetto. Sembra tutto possibile.
Mi metto a tavola e mentalmente elaboro. La stagione da allungare, i corsi per i potenziali clienti locali, il Diving come luogo di incontro, una camera in più per Francesco. Magari un orto dietro la veranda.
Progetto, come sempre. E penso ad Alice. Al modo in cui mi prende in giro per il mio perfezionismo. Al fatto che, nonostante i dubbi e le battute, ci stia credendo anche lei.
Mi strofino il viso, bevo il caffè e sorrido.
